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venerdì 18 febbraio 2011

Antonio Gramsci - Indifferenti (11/2/1917)

Luca e Paolo, in uno dei pochi gioielli di questo (ennesimo) narcolettico Festival di  Sanremo, ci hanno riportato alla memoria le parole di uno dei più grandi intellettuali che l'Italia abbia mai avuto: Antonio Gramsci.
Il brano viene da"La città futura", numero unico pubblicato nel febbraio del 1917 a cura della Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista. Gramsci curò per intero la stesura del giornale, che aveva lo scopo di "educare e formare" i giovani socialisti (siamo alla fine del primo conflitto mondiale) alla  politica, alla solidarietà e alla "vita  nuova".

Quanto ancora siano attuali e vibranti le considerazioni di Gramsci, lo lascio scoprire a voi... 

Antonio Gramsci

 
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. (11 febbraio 1917)


...Ed eccovi l'omaggio di quei due "comunistacci" di Luca e Paolo. (Grazie, ragazzi!).
:-)


giovedì 27 gennaio 2011

Gli Italiani non cambiano mai?

Guardate che cosa  ho trovato: l'ha scritta Gioacchino Belli 200 anni fa!
Cosa vi ricorda? Non è perfetta per quello che sta accadendo nel ns. Paese al giorno d'oggi con il "Rubygate"? Pazzesco! 
Certo che, al di là della genialità di Belli, una cosa è certa (e pure deprimente): sembra proprio che gli Italiani non cambino mai...
Mah!
:-(


Gioacchino Belli


Mentre

Mentre ch'er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che so' finiti li mijioni
pe turà un deficì de la Madonna
Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l'atenei nun c'hanno più quadrini
pe' la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi
Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so' sempre ppiù basse
Una luce s'è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte

Gioacchino Belli (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863)


Mi è venuto in mente (per "par condicio") un altro romano geniale, il compianto Luciano Salce, uno degli intellettuali più lucidi e più sottovalutati della ns. cultura recente...
Nel suo "Colpo di Stato", un  film del 1969 introvabile e maledetto (e si può intuire il perchè) immagina che le Sinistre vincano le elezioni, ma che si rifiutino consapevolemente di governare, preferendo l'ignavia al coraggio...Anche questo non vi ricorda qualcuno e qualcosa?
:-)


sabato 15 gennaio 2011

SATIRA & ZEN?



Oggi mi viene da chiedermi (e da chiedervi): ma...che cos'è la SATIRA? E perchè dà così fastidio e fa così male? Ho trovato una bellissima " voce" di Wikipedia di cui  vi allego il link (http://it.wikipedia.org/wiki/Satira). 
Ma vorrei andare oltre...Trovo che la SATIRA abbia a che fare (udite! udite!) più con la SPIRITUALITA' che con il Teatro e la Comicità!
Essa è paragonabile alle tecniche Zen e ai paradossi che molti Maestri usavano e usano nella storia della Religiosità su questo pianeta: un distacco dal mondo che a che fare con la testimonianza di ciò che accade! Non è il giudizio che importa alla Satira, ma l'osservazione del mondo; non è il luogo comune che interessa, ma la forza della Verità.... non è il benpensare, ma il volare alto dell'Aquila che tutto vede con impietoso distacco! E pure  l'indignazione e l'invettiva dei Grandi della Satira sembrano  escamotages, puri trucchi per provocare -attenzione- non una reazione, ma una risposta (che è ben altro!).
Insomma...quasi una sorta di koan zen?
YES! IT IS! 
Ricordate la  favola di Andersen "I vestiti nuovi dell'Imperatore" (già citata in un precedente post di questo blog)? E' come se la Satira smascherasse la truffa dell'Imperatore: essa è come il bambino della fiaba che, osservando con gli occhi dell'innocenza  permette lo svelamento della manipolazione e il ritorno alla realtà e alla purezza!
Ecco perchè dà così fastidio: perchè strappa le maschere e le frantuma sotto il peso della semplicità e della verità!





In Italia la Satira  gode di ottima salute: si pensi a Daniele Luttazzi, ai fratelli Corrado, Sabina e Caterina Guzzanti, a Beppe Grillo, per non parlare dell'immenso Dario Fo, di Paolo Rossi, di Antonio Albanese e di  tanti altri che non sto qui a ricordare... Del resto furono gli antichi Romani a "inventarla" e quindi il ns. inconscio collettivo ne è intriso...Non fatevi ingannare dal fatto che essa sia perseguitata e censurata: buon segno! Vuol dire che il Potere la teme!
:-)

Daniele Luttazzi



...Voglio però regalarvi tre giganti della Satira americana che magari conoscete poco o affatto: Bill Hicks, George Carlin e Sarah Silverman. Purtroppo i primi due sono morti abbastanza giovani (Carlin recentemente)...Lunga vita, invece, alla splendida Sarah!







...e come bonus il pezzo capolavoro di Frankie Hi-NRG, "Quelli che benpensano"...Calza a pennello! Enjoy!



venerdì 14 gennaio 2011

La Manipolazione Mentale di Massa

neo
Se un’aquila, che potrebbe tranquillamente volare libera nei cieli, cresce con la convinzione di essere un pollo, rimarrà per sempre dentro il pollaio (Anthony De Mello)



...Oggi inizio col postarvi un brano tratto da "Neuroschiavi", un libro imperdibile sulla manipolazione della mente.
Ed è già...MATRIX!
:-(






Eccone degli stralci significativi.


INFORMAZIONE L’importanza dell’informazione è fuori da ogni discussione. Informare, lo dice il nome stesso che deriva da “in-formare”, cioè dare forma. Ma dare forma a cosa, se non alle coscienze? Non a caso, tutte le grandi dittature hanno iniziato sempre con il controllo dei mezzi di comunicazione (mass-media), proprio per plasmare le menti e coscienze delle persone. La totalità delle persone, educata dalla tivù alla passività e pigrizia mentale sin dall’infanzia, non sviluppa la capacità di mantenere l’attenzione autonomamente, se non è emotivamente coinvolta. I manipolatori questo lo sanno bene e per veicolare le loro informazioni mantengono viva l’attenzione della gente, agendo direttamente nell’emotività. Questo si chiama intrattenimento. Il paradosso è che sono le persone stesse che esigono di essere intrattenute e non informate, e ovviamente il Sistema le accontenta: informa (a modo loro) attraverso l’intrattenimento. L’importanza dei mezzi di comunicazione, è enorme. Ai fini della governabilità, soprattutto nelle società basate sul consenso, è indispensabile limitare, ma anche controllare e orientare l’informazione, la costruzione della rappresentazione illusoria del mondo e da cui dipende la produzione e gestione del consenso.

DISTRAZIONE Tecnicamente il distrarre l’attenzione cosciente di una persona assorbendola in qualche attività o distraendola con notizie e informazioni assolutamente inutili, lascia il subconscio sguarnito del suo presidio critico, rendendo possibile l’instillazione di suggestioni, immagini, storie, ecc. Tutto quello che viene veicolato dai media in virtù del controllo capillare che esiste, è totale distrazione di massa. Le telecamere e le luci dei riflettori vengono indirizzate su problematiche del tutto inutili per noi (la casa del partito di governo, i rom, gli stupri, delinquenza, l’assassinio in famiglia, ecc.), ma estremamente funzionali per il Sistema, che in questa maniera non fornisce le Vere informazioni e notizie. Riempiono, per così dire, il palinsesto mediatico, per riempire il nostro cervello con spazzatura, idiozie, gossip, e altre stupidità amene. Una volta raggiunto il limite non c’è più spazio per le cose importanti. 

OBBEDIENZA VOLONTARIA Ogni establishment che si rispetti, ha il suo arsenale di mezzi di dominazione, il cui fine ultimo è quello di produrre compliance, cioè obbedienza, conformazione da parte delle persone. Dominare gli altri significa ottenere la loro accondiscendenza più o meno volontaria. Naturalmente è meglio se volontaria, cioè ottenuta con la manipolazione (illusione, persuasione, intimidazione o condizionamento), anziché imposta con la forza (dittature, colpi di stato).

SCUOLA
La scuola è il mezzo primario per la manipolazione culturale e mentale.
Abituare i bambini, attraverso l’esecuzione ripetuta per anni degli ordini degli insegnanti, a seguire gli ordini delle autorità; abituarli alla sistematica gratificazione, all’assenza di regole e di confronti con la realtà, sforna creature incapaci di auto-disciplina, completamente dipendenti e incapaci di organizzarsi. Bambini siffatti, saranno adulti corrotti e dipendenti dall’esterno, quindi più facilmente manipolabili. Nelle scuole, da una parte l’insegnamento delle materie fondamentali è concepito in modo di prevenire proprio il formarsi di una visione d’insieme, dall’altro si cerca che le nuove generazioni non dubitino mai che il sistema di potere sia democratico e legittimo.
.
IL SENSO DI IMPOTENZA Un'altra strategia, strettamente interconnessa con il tema del controllo, è la gigantesca campagna mediatica che inculca il senso di impotenza. Un vera e propria operazione pianificata che sta facendo da una parte assuefare a sentirsi impotenti, e dall’altra desensibilizzando alla violenza. Come viene attuato tutto ciò? Bombardando di immagini e notizie violente (assassinii, stragi, eccidi, distruzioni, brutalità) senza che avvenga alcun intervento e/o cambiamento per porvi fine. Perché lo fanno? Assuefacendoci ad accettare l’illegalità, il degrado, il furto, il crimine, l’insicurezza del territorio, le bande, l’immigrazione selvaggia, ecc. come cose inevitabili e irrisolvibili, e contemporaneamente non lasciando il tempo di pensare e riflettere, subissandoci di infiniti, incalzanti, estenuanti adempimenti: fisco, contributi, tasse, tariffe, bolli, revisione caldaia, auto, ecc., non è possibile per noi capire cosa sta realmente accadendo, e soprattutto non è possibile organizzarci di conseguenza. Il senso di impotenza, grazie ai mezzi di comunicazione di massa sta contagiando la società occidentale in maniera capillare, le persone oramai sono completamente apatiche e prive di volontà di cambiamento. Per quale motivo dovremmo cambiare noi stessi e la nostra vita, se non vediamo la luce, se le aspettative sono assolutamente nere? Questo però blocca e paralizza le coscienze di milioni di persone totalmente in balia del Sistema.

ASSOCIAZIONE E RIPETIZIONE Una iniziativa oggettivamente poco accettabile come una guerra, una legge, una tassazione, ecc. può essere resa meno pesante etichettandogli una denominazione falsa ma semanticamente “buona”, accettabile (lotta al terrorismo, democratizzazione, liberazione, sicurezza collettiva, ristrutturazione, guerra umanitaria, missili intelligenti, ecc.) e ripetendola fino allo stremo in ogni situazione e circostanza. La ripetizione di un messaggio, uno spot, se diventa pervasiva, se avviene molte volte al giorno, può far assorbire il contenuto, le implicazioni del messaggio stesso come se fossero un fatto provato, anche se non lo sono (“le armi di distruzione di massa di Saddam”, “le torri gemelle e Bin Laden”, ecc.). Analogamente applicando denominazioni odiose, repulsive (antisemita, negazionista, disubbidienti, revisionista, terrorista, stato canaglia, ecc.) si può ottenere l’effetto contrario, al fine di colpire, delegittimare, screditare, criminalizzare le iniziative, le persone, le idee non gradite. Pensiamo alla nostra società, in cui ogni canale televisivo ha un suo serial popolare, tanto per fare un esempio di indottrinamento, nel quale la polizia, la magistratura svolgono un’azione efficace, incorruttibile a tutela del cittadino, mentre la realtà vede la criminalità sempre più fuori controllo e le istituzioni sempre più inefficienti.

LO SHOCK DI MASSA Mettendo singole persone o intere popolazioni sotto shock, si può produrre il loro consenso a un cambiamento, riforma, legge, restrizione di libertà, guerra, ecc. L’esempio delle Torri Gemelle e delle leggi repressive e guerre avvenute dopo, è lapalissiano. Sfruttano l’effetto sorpresa e di spavento come enorme fattore di distrazione e paralisi di massa, inibitore di possibili reazioni e resistenze. Lo shock è molto generico e può essere prodotto da catastrofi naturali (epidemie, terremoti, virus, minacce, pandemie, ecc.), quanto da fatti economici (recessioni, crisi, crolli in borsa, fallimenti, ecc.) e politici (guerre, colpi di stato, ecc.).

SCREDITARE TUTTI
Il debunking o discredito è una forma manipolatoria,
che consiste nel confutare, nello smontare, teorie e informazioni che vanno contro il pensiero ufficiale dominante. Oppure screditare i diffusori di queste teorie e informazioni. Il debunker attacca la controinformazione con messaggi semplici, discorsivi, prevalentemente a livello emotivo, con “ganci” diretti all’inconscio, piuttosto che alla logica. Questi attacchi non si rivolgono al contenuto, alle idee, ma mirano a screditare la fonte e l’autore sul piano morale associandolo spesso ad affiliazioni “appestanti” coi terroristi, nazisti, fascisti, comunisti, antisemiti, antisionisti, ecc. L’approdo estremo del debunking è quello di portare lo smascheramento degli smascheratori alle estreme conseguenze, ossia portare l’opinione pubblica alla conclusione che tutto è marcio, tutti mentono, tutti sono ladri, tutti fregano. Per tanto la verità non si potrà mai sapere, e quindi è moralmente giustificato arrangiarsi, infischiarsi di tutto e tutti. Si giunge all’egoismo più radicale e disumanizzante.

AVERE SEMPRE UN NEMICO
La frustrazione genera tensione e aggressività;
e l’aggressività può scaricarsi contro di sé o contro un oggetto esterno. Quando un tale tipo di frustrazione è diffusa in tutta la popolazione, il momento è propizio per fondare un movimento e/o organizzare un attacco verso il nemico. Nel nostro mondo tormentato da insicurezza e frustrazione c’è un gran bisogno psicologico e sociale di un nemico, di colpevoli, di capri espiatori (terroristi, rom, immigrati, ecc.).

Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo –Goethe
 
(Adattamento di  Marco Canestrari)


...A questo proposito vi consiglio un altro libro fondamentale sull'argomento, che, in un certo senso, va ancora più in profondità, toccando direttamente la tematica della manipolazione spirituale: "Preti e politici: la mafia dell'Anima" di Osho....Cercatelo! Davvero imprescindibile!



...Vi lascio  con un brano da "V for Vendetta", un gran bel film, metafora della ribellione alla manipolazione, tratto dall'omonima graphic novel di Alan Moore...Buon Bianconiglio a tutti!
:-)


mercoledì 22 dicembre 2010

LA RIVOLUZIONE GENTILE

Bentornati e bentornate! Oggi posto un bell'articolo di Chiara Avesani (da "Il Fatto Quotidiano") su una nuova "politica al femminile", una politica fatta di gentilezza, determinazione e accoglienza...Tutte qualità proprie  dell' energia femminile del mondo...
:-)

Il nuovo movimento di donne raccoglie adesioni da tutta le forze di sinistra. Si propone di portare un radicale cambiamento di rappresentanza in parlamento. Partendo dall'abolizione delle liste bloccate

Dalla Puglia a tutto il territorio nazionale. Ecco come nasce la "Rete delle donne per la rivoluzione gentile". Movimento trasversale all'intera sinistra nato con lo scopo di unire tutte le donne dell'area e coinvolgere anche quelle dell'astensionismo. "Abbiamo individuato sei tematiche sulle quali stanno lavorando sei gruppi a livello nazionale, anche grazie ai contributi che arrivano sul sito", spiega Rita Saraò, coordinatrice del gruppo. I temi sono: democrazia incompiuta, lavoro e politiche sociali, ambiente, donne violenza e pratiche non violente, cultura e agenzie educative, legalità giustizia e laicità. Su questi punti si sta formando un programma per il candidato premier. Tana de Zulueta, giornalista internazionale, ex deputata dell'Ulivo, è la portavoce del gruppo "L'iniziativa - dice - è nata per mettere in atto un'esigenza di democrazia. Interessante che questa esigenza sia stata sentita trasversalmente dalle donne" 

Il movimento, nato su Facebook, si prefigge l'obiettivo di cambiare la selezione della rappresentanza e indicare un programma di governo. I temi sono: lavoro e politiche sociali, ambiente, donne violenza e pratiche non violente.
Sarà forse “gentile”, ma è sempre una rivoluzione e con la capacità di propagazione virale della Rete. E’ partita da Facebook, dopo il sostegno alle primarie in Puglia. Un grande numero di adesioni ha chiesto poi di ripetere l’esperienza a livello nazionale ed è nata la “Rete delle donne per la rivoluzione gentile”. Si rivolgono a tutta la sinistra, non solo al Pd, ma anche all’Idv, con lo scopo di unire tutte le donne dell’area e coinvolgere anche quelle dell’astensionismo.

Sono oltre quattrocento operative sul territorio e vogliono rigenerare il Paese: cambiare la selezione della rappresentanza e indicare un programma di governo. Anche quello si sta formando in Rete. “Abbiamo individuato sei tematiche sulle quali stanno lavorando sei gruppi a livello nazionale, anche grazie ai contributi che arrivano sul sito”, spiega Rita Saraò, coordinatrice del gruppo. “I temi sono:  Democrazia incompiuta, Lavoro e politiche sociali, Ambiente, Donne violenza e pratiche non violente, Cultura e agenzie educative, Legalità giustizia e laicità. Su questi punti stiamo formando un programma per il candidato premier. Supporteremo chi acquisirà nel suo, il nostro programma”. A coordinare i vari gruppi cercano nomi di personalità competenti nei settori specifici.

Tana de Zulueta, giornalista internazionale, ex deputata dell’Ulivo, è la portavoce del gruppo “Democrazia incompiuta”. La prima iniziativa è tra pochi giorni, il 15 gennaio 2011. Una raccolta firme nelle principali piazze italiane per chiedere ai partiti le primarie di collegio per la formazione delle liste, e le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier.

“L’iniziativa è nata per mettere in atto un’esigenza di democrazia. Interessante che questa esigenza sia stata sentita trasversalmente dalle donne”, dice Tana de Zulueta. “Il sistema delle liste bloccate è impopolare, ma si può correggere con le primarie di collegio e di coalizione. Inoltre, se si impone la presenza delle donne nelle liste bloccate, queste si trasformano in un fattore di democrazia”, spiega. Il movimento chiede di usare il sistema attuale in modo democratico: con le primarie di collegio sarebbero i cittadini a formare le liste e con il sistema delle liste bloccate si possono fissare agevolmente delle quote femminili.

Sarebbe una scelta di meritocrazia? “Non sempre la democrazia è meritocrazia, ma ha le sue regole”, risponde Tana de Zulueta. “Le oligarchie nei partiti sono compatte nel rifiutare il contributo femminile, perché sanno che: ‘Per far posto a una donna bisogna che un uomo si alzi’. Nel 2003, la legge della Prestigiacomo venne affossata con entusiasmo bi-partisan. Uno spettacolo indegno alla Camera. Per avere le mani libere, venne anche richiesto il voto segreto. Il sistema delle liste bloccate, con un numero minimo di donne, invece, attua l’art. 51 della Costituzione che dice: ‘Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini’. Se oggi si stabilisse che nelle liste bloccate ci devono essere un certo numero di donne, le liste che non rispettassero questo principio sarebbero, a mio avviso, incostituzionali”.

La Rete delle donne per la rivoluzione gentile, nel rivendicare diritti femminili, propone un’idea complessiva della società nella convinzione che la soluzione dei problemi del Paese e del lavoro, passi anche attraverso l’attuazione di quei diritti.

“E’ sotto gli occhi di tutti che il problema del lavoro lo sentono prima di tutto le donne, sono state penalizzate maggiormente dalla crisi”, afferma De Zulueta. “Ma il problema riguarda soprattutto la selezione: le donne da noi investono di più nella formazione e sono meno riconosciute nel mercato del lavoro. Si sta creando una forbice, una distanza crescente tra il talento delle donne e le loro opportunità che è insostenibile per noi, ma soprattutto per il Paese. E’ un impoverimento che non possiamo consentire. Il problema del lavoro comincia lì”.

Secondo Tana de Zulueta è importante che queste esigenze sociali non siano vissute come uno specifico femminile, ma si traducano in proposte positive per la collettività. “E’ necessario spingere la discussione intorno a obiettivi comuni, che originariamente possono essere individuati dalle donne, ma che devono poi tradursi in una proposta per la società nel suo insieme. Io vedo nell’autoreferenzialità quell’errore pregresso che non ha permesso in Italia di realizzare il potenziale di democrazia che si voleva ottenere negli anni ’70. Per ottenere risultati il movimento si deve incrociare con altri movimenti d’opinione, come quello lanciato da Concita de Gregorio, o come il Popolo Viola. Dobbiamo fare massa”.

Internet, in questo, gioca un ruolo fondamentale. “La Rete ha permesso la partecipazione di persone che si sono sempre sentite estranee alla politica e la Puglia, in ciò, è stata il miglior laboratorio. La democrazia è fatta di hardware una parte rigida, cioè le istituzioni, il corpo delle leggi, i tribunali. La Rete è come un software, che permette al resto del sistema di funzionare. La Rete è quello che può consentire ad antiche istituzioni costituite nel settecento, come il Parlamento, di lavorare democraticamente anche oggi. E’ l’opportunità di impedire la fossilizzazione di queste istituzioni. Ma soprattutto la Rete è un potenziale di controllo: si dovrebbe esigere la presenza continua in aula di internet”.
(Chiara Avesani)

...E per finire l'intervista a Tana de Zulueta, giornalista internazionale di classe cristallina...


sabato 4 dicembre 2010

Salvate il soldato Assange!

ASSANGE

Il post di oggi riguarda un bellissimo articolo della splendida Barbara Spinelli da "Il Fatto Quotidiano"...
Al di là delle (già espresse) perplessità su Assange  e sulla sua organizzazione, questa storia di trasparenza e verità mi ricorda la favola di Ardersen "I vestiti nuovi dell'Imperatore". 
Ve la voglio brevemente raccontare, perchè è una favola zen sull'apparenza e sull'arroganza del potere.
La fiaba parla di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento. Alcuni imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni.
I cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo; ma per non essere giudicati male, riferiscono all'imperatore lodando la magnificenza del tessuto. L'imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, però, l'imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; come i suoi cortigiani prima di lui, anch'egli decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini che applaudono e lodano a gran voce l'eleganza del sovrano. L'incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida: "ma non ha niente addosso!"; da qui deriva la famosa frase "IL RE E' NUDO!".



...Ebbene sì, signore e signori: IL RE E' NUDO! BASTA COI SEGRETI DI STATO...





Ed eccovi l'artiolo di Barbara...

"Io non so quale sia il reato di cui si sarebbe macchiato Julian Assange, e condivido i dubbi di molti che lo conoscono, sulle indagini riguardanti le sue peripezie sentimentali. Quello che so è che da giorni, e precisamente da quando sono cominciate le pubblicazioni di Wikileaks, mi si accampa davanti, ogni sera in Tv, la faccia di un signore che in Italia fa il ministro degli Esteri e che si agita e che dice che quell’uomo lì va catturato al più presto perché – mirabile a udirsi! – “vuol distruggere il mondo”. Non ricordo un’analoga frase usata per Bin Laden, dopo l’11 settembre 2001. Si disse che voleva distruggere l’America. Ma di abbattere il mondo, nientemeno, nessuno parlò. Quanto alla religione musulmana, i più ragionevoli seppero evitare contaminazioni, lasciando in cattiva compagnia chi sproloquiò su una civiltà inferiore (Berlusconi, 26-9-2001: “L’Occidente deve esser consapevole della superiorità della sua civiltà”). Non fosse altro perché c’è una sura del Corano (la 3: 97) che in proposito parla chiaro: Dio non si scompone davanti agli increduli, poiché “basta a se stesso e può fare a meno dei mondi”.
Nei file di Wikileaks non c’è un granché, per la verità, ma in fondo non è quello che conta e Frattini lo sa: quel che davvero conta, e che per i governanti italiani è la calamità satanica cruciale, è la rivoluzione dei media, che Wikileaks conferma e amplifica straordinariamente. È l’assalto ai Palazzi d’Inverno, che mette spavento ai falsi troni dove siedono, spesso, falsi re. Anche nell’informazione regnava, fino a ieri, l’ordine westphaliano: ogni Stato sovrano ha la sua informazione, chiusa in recinti nazionali accuratamente separati. Invece ecco che Wikileaks parla del mondo e al mondo, apre su di esso un grande occhio indagatore, sfata re che non sono re, diplomazie che sfangano senza uscire dal fango. I cabli sono spesso insipidi perché insipidi sono i regnanti cui sono riservati. E a poco servono gli sforzi in cui s’imbarca Leslie Gelb, presidente del Council of Foreign Relations, fulminato dalla scoperta, nei dispacci, di una diplomazia Usa zoppicante forse, ma che almeno sgobba per sciogliere nodi planetari; che almeno “si dà da fare”.
Anche questo ci si accampa davanti: un globale, trasversale partito del fare, che Assange non solo discredita ma insidia mortalmente. Deve essere il motivo per cui Hillary Clinton, senza accorgersi del ridicolo e fingendo un soccorso alla nostra stabilità finanziaria, ha deciso di prendere una sedia, di piazzarla a fianco di Berlusconi, e di proclamarlo “migliore amico dell’America”. Una difesa imbarazzante, d’altronde, perché il segretario di Stato esce assai malandata da questa storia, e averla accanto come intercessore è un vantaggio quantomeno relativo.

Wikileaks getta infatti sulla Clinton una luce sgradevole, oscura. Fu lei a indurre molti diplomatici, che pure fanno un mestiere nobile, a indossare una veste affatto diversa: quella della spia, che avvicina subdolamente gli interlocutori (compresi i vertici dell’Onu, compreso Ban Ki-moon) per carpire numeri di carte di credito, codici di carte Frequent Flyer, magari dettagli privati da usare un giorno come pressione o ricatto. Non è sotto accusa, qui, la classica ipocrisia del linguaggio e dell’agire diplomatico: ben venga questo vizio, che nelle ambasciate è una forma di cortesia, di pacificazione del litigio. Sotto accusa è l’attività non poco vergognosa di diplomatici degradati a sicofanti. Dicono che dappertutto si fanno cose simili: non consola.
Ma quel che i dispacci rivelano è più sostanziale: è la politica degli Stati – America in testa – e la loro frastornante impreparazione. Impreparazione all’emergere rivoluzionario della trasparenza online, iniziata molto prima che nascesse Wikileaks nel 2006: se davvero si tiene al segreto, non lo si mette in circolo come è avvenuto con i cabli, rendendoli disponibili a 3 milioni di funzionari Usa oltre che al sito del ministero della Difesa Siprnet. Si scrive top secret sui dispacci, e Wikileaks pare lo rispetti.
È colpa della politica e non dei media se i segreti escono, rovinando ragnatele diplomatiche laboriose e mettendo a rischio le fonti degli ambasciatori. Né è colpa dei dispacci se l’intera politica occidentale risulta colma di torbide contraddizioni. Contraddizioni che Wikileaks non scopre, ma conferma: a cominciare dalle complicità nella lotta anti-terrore con paesi poco raccomandabili, tra cui Arabia Saudita e Pakistan. L’Iran appare l’avversario assoluto, scrive Stephen Kinzer sul Guardian-online, “ma che ne è di Riad, di Islamabad”? Nello stesso momento in cui re Abdullah chiede all’ambasciatore Usa di “tagliare la testa al serpente” iraniano, un altro dispaccio constata: “I donatori sauditi restano i principali finanziatori di gruppi militanti sunniti come al Qaeda”. Sono scene che potrebbero figurare nel serial mozzafiato 24: ennesime sventure dell’agente Jack Bauer, alle prese con le sinistre caligini dell’Amministrazione. È questo paese della doppiezza, l’Arabia Saudita, che Washington rifornisce di armi, sempre più smisuratamente: l’ultima vendita risale al settembre scorso e ammonta a 60 miliardi di dollari, un record mai raggiunto. Lo stesso si dica del patto con Karzai, corrotto presidente afghano, e soprattutto con Islamabad, cui Washington ha donato, a partire dall’11 settembre, ben 18 miliardi di dollari. Da tempo i servizi pachistani (Isi) sostengono i talebani sottobanco.
Su tutte queste cose Assange getta una luce forte, strappa veli. Così come in Italia strappa veli sulle visite clandestine di Berlusconi in Russia: nessun giornalista lo segue, le Tv tanto prodighe di sue immagini non mostrano nulla o ce lo mostrano che s’aggira a Roma – boss attorniato da guardie del corpo: il filmato è un tormentone del Tg1 – mentre se ne sta nella dacia con Putin a fabbricare non si sa quale lucroso accordo energetico, indifferente alla solidarietà tra europei e al diritto degli italiani all’informazione. Il Tg1 ha perfino azzardato, giovedì, un paragone glorioso tra il premier ed Enrico Mattei. Frattini avrebbe detto, stando a Wikileaks: nulla so di questi connubi. Ma perché parla, se non sa?
Parla perché questa è la parola d’ordine, nell’America conservatrice e nel governo italiano: criminalizzare Assange. Sarah Palin, all’unisono con Roma, chiede che il fondatore di Wikileaks sia “abbattuto come un agente antiamericano con il sangue nelle mani”. L’ex candidato presidenziale Huckabee invoca l’esecuzione capitale per tradimento. Tutto questo perché Assange, l’informatore a valanga, è una folata di aria in stanze che mancano di ossigeno. È come Beppe Grillo, quando il 22-11-2005 elencò sull’Herald Tribune i politici condannati che sono in Parlamento. È sbagliato, forse, denudare ipocrisie e segreti delle diplomazie: la guerra all’ipocrisia ha sempre qualcosa di troppo puro. Ma di qui al terrorismo, ce ne vuole. L’immagine di Assange distruttore del pianeta è la più colossale banalizzazione del male.

Ancor peggio sarebbe infliggere 52 anni di galera a Bradley Manning, il ventitreenne analista militare accusato di aver dato a Wikileaks notizie e video sulle azioni Usa in Iraq o Afghanistan. Il bavaglio di cui si è parlato in Italia diverrebbe globale, e la condanna di Manning un crimine contro la libertà di coscienza e di parola. Sarebbe una pena non meno indecente del carcere inflitto decenni fa a Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare israeliano che svelò al mondo, il 5 ottobre ‘86 sul Sunday Times, l’esistenza della centrale atomica di Dimona nel deserto del Negev (18 anni di carcere, di cui 11 in isolamento). Seumas Milne sul Guardian del 2 dicembre ricorda l’essenziale: mentre Manning era demonizzato, gli aviatori americani che nel 2007 uccisero quasi per gioco, in Iraq, una dozzina di civili inermi (tra cui due giornalisti della Reuters) venivano elogiati dal comando militare Usa per il loro “giudizio sensato” (sound judgement).
Manning è un whistleblower, come dicono gli americani: una persona che dall’interno di un’organizzazione ne smaschera i misfatti. Una figura da proteggere, che serve la democrazia prima delle gerarchie. Non a caso Daniel Ellsberg, il whistleblower che permise la pubblicazione nel 1971 dei Pentagon Papers sulla disastrosa guerra in Vietnam, considera Manning “un eroe”.
Può darsi che Assange sia un caotico; un torrente che la stampa scritta argina con intelligenza. La diplomazia riceve un colpo pericolosissimo: per migliorare dovrà imparare a tenere meglio i segreti, prima di prendersela con il direttore di Wikileaks. Ma di certo il mondo dell’informazione dovrebbe difenderlo con pubbliche iniziative, quali che siano i danni che ha procurato. Proprio perché è stata fatta questa equazione oscena fra il sangue e l’inchiostro, fra il terrore e l’informazione che sbugiarda i sovrani. Compresi i sovrani mondialmente deprezzati come Berlusconi.
("Wikileaks, il giornalismo deve difendere Assange" di Barbara Spinelli)

Barbara Spinelli  (Fonte: corriereal.it)

lunedì 22 novembre 2010

I "valori" della Sinistra e della Destra

Gaber,  in un suo celebre pezzo, reinterpretò ironicamente cosa siano diventati Destra e Sinistra ai giorni nostri...Qui sotto ci provano Bersani e Fini in televisione da Saviano...Voi che ne pensate?


destrasinistra

I VALORI DELLA SINISTRA (BERSANI)

La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti
Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno. Il 25 aprile si fa festa. Nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l’economia non gira perché l’ingiustizia fa male all’economia. Ci vuole un mercato che funzioni senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio. Ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo chi il lavoro ce l’ha. Il lavoro è la dignità di una persona. Sempre. E soprattutto quando hai trent’anni e hai paura di passare la vita in panchina. Ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora un’ora di lavoro precaria non può costare meno di un’ora di lavoro stabile. Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche chi è più povero di lui; e se 100 euro di un operaio, di un pensionato o di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuole dire che il mondo è capovolto. Davanti a un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco,né calabrese né lombardo né marocchino. L’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l’eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese. Calpestarne la vita è l’umiliazione di un Paese. Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro. E l’energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari. Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano. Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento. Perché un uomo resta un uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco. C’è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno. Questo modo irrinunciabile si chiama laicità. Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato.
Infine chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura e ogni altra sopraffazione fisica o morale. Alla fine, essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro; quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. E’ prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce


I VALORI DELLA DESTRA (FINI)

Essere di destra vuol dire essere orgogliosi di essere italiani, perché è un piccolo privilegio, perché la nostra patria è un patrimonio paesaggistico e culturale che ci invidiano. Anche per questo essere di destra vuol dire amare l’Italia e avere fiducia negli italiani: per gli italiani che si sacrificano, che lavorano duramente, sono solidali e generosi.
Sono generosi i militari in Afghanistan come le centinaia di migliaia di connazionali che fanno volontariato. E per la destra sono meritevoli le tante imprese che danno lavoro agli immigrati onesti. Quegli immigrati che saranno un domani dei veri cittadini italiani. Perché oggi la nostra patria non è più solo la terra dei padri.  Gli italiani hanno bisogno di istituzione giuste: serve senso dello stato, serve la cultura dei doveri. Abbiamo bisogno di uno stato efficiente ma non invadente. Per la destra è lo Stato che deve garantire che la legge sia davvero uguale per tutti. Per questo si dovrebbe insegnare che due magistrati come Falcone e Borsellino sono davvero degli eroi. Perché grazie a loro nel futuro l’Italia sarà più pulita e libera. Perché loro ci insegnano che chi sbaglia paga. La destra sa che senza autorevolezza delle istituzioni non c’è libertà ma solo anarchia: prevalenza dell’arroganza e della furbizia. Essere di destra significa sostenere l’uguaglianza dei cittadini.
Chi è di destra vuole un paese in cui chi studia va avanti, chi lavora meglio viene pagato meglio. Un Italia che ha fiducia nel futuro perché ha fiducia in sé stessa. 

(fonte: BERSANI e FINI da "VIENI VIA CON ME" del 15/11/2010)


giovedì 18 novembre 2010

E' il Singolo che fa la Massa (ovvero LA RiVOLUZIONE E' INTERIORE)

Condivido un'altro bellissimo post dal blog http://eccocosavedo.blogspot.com che vi invito a seguire con attenzione. Sì! Anche politicamente parlando LA RIVOLUZIONE E' INTERIORE!


singolo1


"Tutti i sistemi politici che si sono susseguiti fin oggi sono numerevoli e nella maggior parte dei casi soppressi in maniera sanguinosa. Tanto per citarne uno, la rivoluzione francese ne è un esempio chiaro. Tutto il susseguirsi di sistemi avuti ad oggi sono frutto di una rivoluzione, in quanto ognuno comporta grandi cambiamenti, più o meno pacifica. È possibile considerare ogni successione un fallimento del sistema precedente.
La storia insegna che ciò avviene perché la classe rivoluzionaria generalmente si va a sostituire o affiancare alla classe predominante in termini di potere, creando una nuova classe dirigente ed una nuova classe “volgare”. I sistemi che a livello filosofico avrebbero potuto creare uno stato che rendesse giustizia a tutti, si sono dimostrati all'atto pratico sempre realizzati in maniera completamente travisata. Questo avviene perché la massa pian piano si affida a qualcuno, persona fisica o gruppo, per cambiare le cose e gestirle. La nuova persona o gruppo diventano il nuovo potere predominante e le cose in fin dei conti non cambiano poi di molto. In un sistema poi come il nostro in cui quello politico è assoggettato quasi completamente a quello economico, se anche domani ascendesse al potere un uomo con le migliori intenzioni e senza doppi fini, non potrebbe fare granché. Questo ci porta, o ci dovrebbe portare, a pensare che l’unica maniera per migliorare le cose sia un coinvolgimento più o meno diretto di tutti i facenti parte della stessa società. Il sistema elettorale attuale certamente non ne è un esempio, il problema reale però sta alla base, nel singolo cittadino che crea la massa. Il sistema di cui facciamo parte oggi stimola l’assoluta individualità, il che non sarebbe un male se questa fosse dedita all'aiutare gli altri ed a costruire qualcosa di morale ed etico. Al contrario però i modelli proposti propinano l’immagine individuale come dell’uomo scaltro e forte che mangia per non essere mangiato. Un sistema economico poi che prevede che nel totale qualcuno debba rimanere a bocca asciutta, non aiuta certamente la costruttività.
Se però ognuno riuscisse a sviluppare una propria individualità che appagasse il proprio ego, ma costruendo per il bene comune e non per distruggerlo, la società farebbe un passo avanti notevole. Per questo è necessario con i mezzi a propria disposizione cercare di prendere coscienza e far prendere coscienza a chi ci sta intorno che le cose possono cambiare solo uscendo dal proprio guscio di egoismo e cominciando a costruire qualcosa di utile per tutti."

(VALERIO PASSERI da http://eccocosavedo.blogspot.com)


...Il video che vi regalo questa volta  è tratto da un'intervista a Tiziano Terzani nel 2002. Quanto ci manca la sua luminosa energia! Enjoy!


mercoledì 10 novembre 2010

Dallo Stato Piramidale allo Stato Sferico

...dallo splendido blog http://eccocosavedo.blogspot.com/ (che vi consiglio di non perdervi) un ispirato articolo sullo Stato al giorno d'oggi e sulle vere prospettive etiche e spirituali che dovremmo perseguire in Politica (sì, proprio quella con la P maiusccola, ovvero il bene della Polis)...


statosferico

Fascismo e Comunismo sono le due facce della stessa medaglia ma il bordo della moneta è la PseudoDemocrazia attuale della truffa legalizzata dove ti fanno credere che siamo tutti liberi ed eguali davanti alla legge.
Viviamo ancora in molti stati dell'Occidente in strutture organizzative a forma Piramidale-Massonico. La Piramide fonda la gerarchia e lo stato statico e conservatore, basato su oligarchie di potere ed economiche fondamentalmente immutabili, con la cittadinanza che occupa il livello più basso con mero dovere di obbedienza a tutti i livelli superiori. Il nostro Movimento Utopist-A (http://www.antiarte.it/movimentoutopista) vagheggia, invece, la Sfera che rappresenta il nuovo Cyberstato aperto, globale e umanistico, con riduzione del potere ai minimi termini, grazie a una gigantesca megarotazione nei posti del potere (sfera rotante), unita a una democraticità e temporaneità degl'incarichi. La chiave del nuovo Stato Sferico è la Democrazia Diretta, con riduzione di quella partecipativa in minimis. L'Italia prevede attualmente due strumenti di democrazia diretta: il referendum e l'iniziativa popolare. L'influenza di tali strumenti è, nel complesso, abbastanza marginale. Questi sistemi sono pseudemocratici in quanto macchinosi e, comunque,  legati a potentati economici in grado di scatenare referendum et similia, influenzandone con gli organi di stampa addomesticati gli esiti. Bisogna, invece, battersi per la democrazia diretta e una galattica rotazione di tutti nelle strutture dominanti dello stato.
Per raggiungere la democrazia diretta il primo passo  è rompere  il sistema della caste in tutti  i  sei  poteri dello  stato (Parlamento,  Amministrazione  pubblica,   Giustizia, Giornali, Televisione, Finanza e Impresa). Per far ciò è necessario impadronirsi prima di tutto dei sistemi informativi forti (televisioni, media, giornali cartacei nazionali etc.) attuando negli stessi una gigantesca megarotazione sul modello del web2.0.  L'avvento della controinformazione pesante è il primo passo per lo sgretolamento del sistema pseudodemocratico perché, prendendo a modello l'arte,  tutti  i creativi dovranno avere accesso a turno e in maniera paritaria ai media forti. Questo consentirà la visione di un'arte a 360° non più appannaggio di oligarchie autoreferenziali dell’arte merce  che porta avanti sempre gli stessi. Il principio di fondo, comunque, è l'assoluta temporaneità degl'incarichi (mesi al massimo) nei sei poteri dello stato il che eviterà la formazione di nuclei corrotti. Un precedente del nostro sistema sferico proprio di una società aperta e dinamici è il villaggio di Ofelon che ha precedenti illustri nel sano feudalesimo e nei falansteri di Charles Fourier. Il filosofo e politologo francese, agli inizi del XIX secolo, aveva individuato una struttura abitativa in cui si svolgeva la vita dei membri dell'unità sociale di base (da lui denominata "Falange”) operante su attività comuni spirituali e materiali. Attualizzando questa visione e ampliandola in progressione geometrica non ci saranno più partiti nello Stato Sferico ma Movimenti attraverso cui nuclei popolari si coalizzeranno attorno a temi specifici. La politica non si svolgerà più sul piano (destra, sinistra, centro) ma si svilupperà nel tridimensionale, in ciò stesso ponendosi come antipolitica, nel senso di azione solidale, umanista e realmente partecipativa. Il sistema operante di tali movimenti sarà referendario-digitale per cui immediatamente, attraverso internet, si voterà tutti sui singoli argomenti, si defenestreranno ad horas i portavoce che saranno assolutamente precari e temporanei etc..
Insomma si realizzerà l'Agorà greco attraverso il Cyberspazio. Il modello greco l'abbiamo assunto a livello assolutamente simbolico, consentendo proprio la telematica di creare un'immensa piazza politica dove tutti realmente, e non chiacchiere come ora, partecipino alla gestione della cosa pubblica. L'attuale sistema piramidale pseudodemocratico tende a far apparire come presenti le masse risolvendosi invece in un'oligarchia schiacciante e depistante dai reali interessi del popolo. Il nostro sistema sferico della democrazia reale tende a far intervenire concretamente il mondo tutto nelle decisioni che contano.
Insomma per una reale democrazia, libera, egualitaria  e fraterna… tutti al potere! Come?
Voti perenni sull'unghia digitale!

(di GENNARO FRANCIONE)


...E per finire, la meravigliosa "Imagine" di John Lennon in versione originale, unanimemente considerato il più bel brano di sempre, e vero manifesto eterno dell'uguaglianza fra gli uomini....


martedì 19 ottobre 2010

BASTA CASTA!

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Indovinate un po' come è andata a finire ! :

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498


Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.

Per maggiori informazioni ecco il video trovato sul sito di Borghesi con il discorso: