Oggi ospito con enorme piacere il blog di mia moglie: http://blog.studenti.it/fioredanzante (ve lo consiglio! lo so: sono di parte, ma vi assicuro che ne vale la pena! ehehehe). Claudia é, tra le tante altre cose, una critica cinematografica ispirata e sensibile, e questo film di Malick merita una grandissima attenzione...Non a caso ha vinto la Palma d'Oro a Cannes giusto qualche ora fa! Enjoy!
Sean Penn, Jessica Chastain e Brad Pitt (fonte: Ansa.it)
"Ieri sera ho visto “L’albero della Vita” al cinema senza sapere che nello stesso momento veniva premiato con la Palma d’Oro al Festival di Cannes… Che dire: è un film immenso! Malick ha il coraggio di mirare in alto e sceglie di raccontare l’indicibile: il mistero della vita, dell’amore e della morte. Per fare questo trascina lo spettatore in un caleidoscopico viaggio nei ricordi, nel mondo dei sogni e negli abissi del tempo e dello spazio, cambiando costantemente punto di vista con nuove prospettive che si aprono su scenari naturali e artificiali che toccano il sublime. Cinema indescrivibile, ma da vedere e da sentire con una potenza che solo il grande schermo è in grado di restituire. Vedere un film come questo è un’esperienza che va fatta lasciando da parte qualsiasi idea di come dev’essere un film, ma anche qualsiasi paranoia intelletualoide: ogni immagine va assaporata, ogni sensazione arriva alla pancia e ti tocca dentro. E’ un viaggio in cui bisogna lasciarsi guidare e cogliere ogni emozione. Non c’è alcuna concessione alla lacrima facile. Gli attori sono diretti meravigliosamente e danno davvero il meglio: Sean Penn, Brad Pitt e Jessica Chastain, ma soprattutto gli interpreti dei bambini sono davvero toccanti. Malick dimostra ancora una volta dopo “The New World” che il cinema è ancora vivo!"
...Ed eccovi il trailer italiano...Ma un avvertimento: non è un film d'avventura o psicologico; quindi andate a vederlo con gli occhi del cuore e disposti all'apertura...
Vi regalo un articolo di Massimiliano Griner sulla mia amica Orchidea, che sottoscrivo pienamente: non avrei saputo dire di meglio! Davvero illuminante su di lei e sul cinema smagliante degli Anni Settanta!
"Qui nessuno è esterofilo, eppure quando vedi per la prima volta Orchidea De Santis nel Colpo di stato, film incompreso e introvabile di Luciano Salce, se non la conosci la diresti una di quelle dee del cinema straniero, forse nordico, bellissima e inarrivabile. Straniera proprio no, perché Orchidea è orgogliosamente salentina, seppure romana di adozione.
Ma inarrivabile era, almeno in quel film – poi avrà ruoli sempre meno abnegati –, perché in questo capolavoro interpreta una fidanzata, anzi, la Fidanzata, assediata per tutto il film da un partner eccitato a cui è intenzionata a negarsi: almeno fino a quando non avrà la certezza della vittoria della Democrazia Cristiana in elezioni controversissime, che garantiranno al Fidanzato uno status sociale soddisfacente. Curioso e riuscitissimo personaggio, sexy e nello stesso tempo controllato, Orchidea punteggia tutto Colpo di stato, film corale, e in questo anticipatore dell’Altman di Nashville; sempre più svestita, eppure invariabilmente elegante, anche quando rimane soltanto con un paio di occhiali che dovrebbero forse certificare il suo autocontrollo, ma che la rendono ancora più attraente. Si cita Nashville, e chi non ha visto Colpo di stato – pochi l’hanno visto, perché questo film inconsueto, intelligente, anticipatore, non piacque né a destra né a sinistra, e venne consegnato a un indegno dimenticatoio –, potrebbe pensare a un paragone improprio, a un’iperbole. Eppure Colpo di stato è un capolavoro misconosciuto, avanguardistico nel proporre una situazione corale, geniale nel montaggio, dalla bellissima fotografia. E infatti in televisione va in onda una sola volta, un giorno di settembre del 1985 su Canale 5, alle 9,30 del mattino. Misteri del palinsesto di un paese strano.
La trama è presto detta. Siamo nel pieno ’68, la contestazione dilaga, il paese si avvicina alle elezioni, la DC chiama a raccolta gli elettori, il PCI fa la voce grossa e si propone come alternativa al regime. Meraviglia dell’elettronica, un cervellone americano di ultima generazione registra in tempo reale i voti via via che finiscono nell’urna – un’evoluzione estrema della degenerata passione per gli exit poll a cui siamo ormai, nostro malgrado, abituati –, rivelando un paese che sta cambiando. Perché i rapporti di forza si stanno realmente ribaltando, e il PCI lo storico e temuto sorpasso questa volta lo sta facendo davvero. L’irriverente, geniale Salce, mette così in scena una RAI che a quei tempi è un termometro talmente fedele dei rapporti di forza che prima consuma intervalli su intervalli non sapendo come dare al paese la notizia che il paese è rosso, ma poi, prendendo atto che i nuovi potenti abitano a Botteghe Oscure, manda in onda un’oscura cantante di provincia (la brava Anna Casalino), imponendole di interpretare canzoni sempre più estreme del repertorio popolare di lotta, da «Sebben che siamo donne» a «Bella ciao»
I comunisti però, perfettamente tratteggiati, dal sobrio stile togliattiano agli occhiali in bachelite nera, sono i primi a spaventarsi dell’imprevisto exploit. Il loro mestiere è l’opposizione, perbacco, prendere in mano il paese li terrorizza. Così, in una riunione da antologia con i caporioni dello scudocrociato, rinunciano al potere e agli annessi enti statali e parastatali, concordando di divulgare risultati elettorali falsi che lascino inalterato lo status quo. È l’atteso via libera che Orchidea attende, per lasciare che il Fidanzato finisca quello che cerca di fare da ore.
Oggi Orchidea racconta con un sorriso che la commissione censura costrinse Salce a rinunciare all’epilogo, peraltro scontato, del suo calcolato petting pre-elettorale che scandisce Colpo di Stato. «Luciano mi ha regalato i metri di pellicola che ha dovuto tagliare, li conservo ancora io per ricordo. Eppure era una scena a cui oggi nessuno farebbe caso. Lui era sopra di me, arrivava una lama di luce attraverso le tapparelle, con tutti i cerotti che tenevano separate le parti intime, perché allora le scene erotiche si giravano così. E tutto finiva come doveva finire. Ma sempre con la stessa eleganza, e quella bella fotografia che Luciano aveva dato al film. Che ci vuoi fare, i tempi erano quelli.» Già, i tempi erano quelli, e a volte viene da rimpiangerli.
Orchidea aveva già lavorato con Salce nel ‘66, in Come imparai ad amare le donne, con Michèle Mercier, Elsa Martinelli e Anita Ekberg, e lo avrebbe ritrovato nel 1974 nell’anomalo, grottesco Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, a fianco di Paolo Villaggio. Oggi considera una grande fortuna aver lavorato con un regista della sua grandezza. Non solo, un galantuomo, un uomo colto e imprevedibile, un vero anarchico. «Un intellettuale, ma capace di divertirsi. E quando ha capito che con il cinema non si poteva più divertirsi senza scadere nella volgarità, ha smesso.» E non sarà un caso se oggi il figlio Emanuele il libro e il documentario che ha dedicato a suo padre, L’uomo dalla bocca storta, se lo deve stampare in proprio e diffondere come può.
Il padre di Orchidea era un ufficiale di Marina vecchio stile, convinto sostenitore della Repubblica Sociale, terribilmente deluso dall’esito della guerra e tutt’altro che aperto alle novità degli anni sessanta. «Mio padre seppe che facevo cinema quando i miei film uscirono nelle sale e li videro degli amici di famiglia. I primi film poi li ho fatti in Tunisia, in Egitto. Come ci sarei andata, da ultraminorenne che ero, se mia madre non fosse stata mia alleata e complice?»
Prima che un brutto incidente sul set di Arrivano i Gatti, nel 1979, mettesse un brusco stop alla sua attività, Orchidea girò decine di film, diventando una riconosciuta e celebrata icona della commedia sexy all’italiana, dal filone parentale inaugurato dal Salvatore Samperi di Grazie zia – Orchidea risponde interpretando La nipote –, ai boccacceschi Decameroticus, o I giochi proibiti dell'Aretino Pietro. Incrociando a volte registi che oggi l’ammirazione di Quentin Tarantino ha ricollocato nella giusta posizione che meritano, come Enzo Castellari, che la dirige in Ettore lo fusto, coraggiosa trasposizione ai giorni nostri dell’Iliade, o il Michele Lupo di Concerto per pistola solista. Epoca fortunata e saggia, quella in cui era considerata bellezza solo quella che la natura dispensa. «Oggi le donne non ci sono più, sono tutte bioniche. Noi eravamo noi, semplicemente. La bellezza era quella naturale, non c’erano trucchi. Al massimo potevamo avere un buon direttore della fotografia. Era quella la nostra chirurgia plastica.»
Prima della deriva pecoreccia degli anni ’80, a cui Orchidea seppe sottrarsi con intelligenza, la commedia sexy era forse l’ultima espressione popolare di una vena libertaria che nel nostro paese ha sempre dovuto scorrere sotterraneamente. Film che rivisti oggi sono quasi commoventi, e mai grevi, con quelle camerierine prefemministe, eppure così femminili, che salgono le scale per spolverare i lampadari, o si chinano a fare il bucato inducendo frenesie maschili. C’era ancora, negli anni settanta, la capacità di coniugare l’erotismo alla allegria, a una scanzonata creatività, e non importa se a volte sgangherata, perché sempre vitale. Anni in cui chi faceva cinema si metteva interamente in gioco, rischiando del proprio, o si spogliava senza compromessi e senza sgomitare, perché in fondo il motore che muoveva tutti era la passione e una gioia di vivere non ancora sopraffatta. In questa epoca cinica e triste, in cui il calcolo ha preso il sopravvento in ogni dove, un segno chiaro: che la nostalgia allora era inutile, oggi è quasi necessaria."
MASSIMILIANO GRINER (per "Caffeina")
...E, per finire, un omaggio al compianto Luciano Salce (carissimo amico e pigmalione di Orchidea) uno degli artisti più importanti di sempre nel mondo dello spettacolo in Italia...Godetevelo!
Cinecittà non deve morire. Mobilitazione 7 e 8 ottobre
. di redazione Articolo 21 .
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La più grande fabbrica di sogni a livello europeo, famosa in tutto il mondo, rischia di essere chiusa nel silenzio delle istituzioni e delle forze politiche. Dal 1997 con l’avvio della privatizzazione, la nuova proprietà si è disinteressata dello sviluppo e della valorizzazione del polo cinematografico di Cinecittà, inaugurando una fase di declino che ha comportato perdite di competitività e di quote di mercato. Infatti tutti i piani industriali che si sono susseguiti non hanno favorito il rilancio competitivo di Cinecittà, ma, aldilà delle intenzioni di facciata, ne hanno soltanto accompagnato la lenta decadenza. CGIL ROMA E LAZIO, CISL ROMA E UIL ROMA E LAZIO, unitamente a SLC-CGIL ROMA E LAZIO, UILCOM- UIL ROMA E LAZIO, FISTEL-CISL ROMA E LAZIO, lanciano la vertenza:
Il ventilato sfruttamento immobiliare dell’area, con la costruzione di alberghi, ristoranti, centri fitness e parcheggi, significherebbe uccidere l’industria del cinema a Roma, con una irreversibile perdita di posti di lavoro e di professionalità insostituibili.
Il settore del cineaudiovisivo è un settore trainante per l’economia di Roma e del Lazio, con un significativo numero di addetti in tutta la filiera produttiva: 400 dipendenti fra Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà Digital. 6.000 tra registi, attori e maestranze specializzate. 10.000 piccole e medie imprese artigianali, che occupano fino a 100.000 posti di lavoro. I lavoratori e le lavoratrici di Cinecittà rischiano di non avere un futuro occupazionale, e, con essi la stessa vocazione culturale della nostra città verrebbe messa seriamente a rischio da una Cinecittà ridotta a mero polo immobiliare. Il marchio Cinecittà significa Cinema e cultura, e così è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: non può essere consentito snaturare questo marchio per l’ennesima speculazione edilizia. CGIL ROMA E LAZIO, CISL ROMA E UIL ROMA E LAZIO, e SLC-CGIL ROMA E LAZIO, UILCOM- UIL ROMA E LAZIO, FISTEL-CISL ROMA E LAZIOchiedono ai Presidenti di Regione Provincia e al Sindaco di Roma la formalizzazione di un tavolo interistituzionale, che affronti in modo organico i problemi di Cinecittà. La difesa del sito produttivo significa la difesa della missione che da sempre contraddistingue Cinecittà: produrre film che danno lustro al nostro paese nel mondo. ADERISCONO
X MUNICIPIO
MovEm09 MOVIMENTO EMERGENZA CULTURA SPETTACOLO LAVORO
100 AUTORI
ARTICOLO 21 LIBERI DI….
A.F.I.C . ASSOCIAZIONE FESTIVAL ITALIANI DI CINEMA
A.G.I. ASSOCIAZIONE GENERICI ITALIANI SPETTACOLO
A.N.A.C. ASSOCIAZIONE NAZIONALE AUTORI CINEMATOGRAFICI
A.P.T.I. ASSOCIAZIONE PER IL TEATRO ITALIANO
A.R.C.I.
A.S.S.T. ASSOCIAZIONE SINDACALE SCRITTORI DI TEATRO
CIRCOLO GIANNI BOSIO
C.L.B. COORDINAMENTO LAVORATORI DEL BROADCAST
C.O.R.E. COORDINAMENTO DANZA CONTEMPORANEA
C.E.M.A.T. FEDERAZIONE CENTRI MUSICALI ATTREZZATI
DOC.IT DOCUMENTARISTI ITALIANI
F.I.D.A.C. FEDERAZIONE ITALIANA DELLE ASSOCIAZIONI CINEAUDIOVISIVE
NUOVA CONSONANZA
U.C.C.A. UNIONE CIRCOLI CINEMATOGRAFICI ARCI
S.A.C.T. SCRITTORI ASSOCIATI DI CINEMA E TELEVISIONE
S.A.I. SINDACATO ATTORI ITALIANO
S.I.A.M. SINDACATO ITALIANO ARTISTI DELLA MUSICA
S.N.C.C.I. SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI
S.N.S. SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI
TAM TAM
C.N.A. CONFEDERAZIONE NAZIONALE ARTIGIANATO e
DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA
A.L.S. ASSOCIAZIONE LAVORATORI DELLO SPETTACOLO
A.N.A.R.T. ASSOCIAZIONE NAZIONALE AUTORI RADIO TELEVISIVI E TEATRALI
. 05 ottobre 2010
fonte: http://www.articolo21.org/1838/notizia/cinecitta-non-deve-morire-mobilitazione-7.html